SEI QUIHanno parlato sul FRIULI del ns. Pres. Claudio Del Medico Fasano, noto ambientalista

Hanno parlato sul FRIULI del ns. Pres. Claudio Del Medico Fasano, noto ambientalista


By Webmaster - Posted on 01 ottobre 2007

Ultimo scontro fra i destinati a patire i danni (etimologicamente: destinati a essere strapazzati) e i potenti di turno: il “rigassificatore”. Si tratta di un impianto eccezionale: una piattaforma in cemento armato da collocare a 6 miglia da Grado, mediante la quale scaricare gas raffreddato dall’acqua marina. Naturalmente il governatore-presidente, che ha incontrato la Endesa – una società spagnola offertasi per il progetto – ha preso a cuore la iniziativa. Tanto per essere chiari, mentre la Slovenia è recalcitrante, “il progetto gode invece del pieno sostegno dell’Amministrazione regionale del Friuli-Venezia Giulia guidata da Riccardo Illy” (così si legge nell’autorevole quotidiano finanziario nazionale). Immaginiamo la soddisfazione degli operatori turistici, golosi di ipoclorito da spiaggia, e dei pescatori di Marano. Ed è subito “no” da ogni parte. Per cominciare, no dalla sinistra estrema a una impresa “esorbitante rispetto ai reali fabbisogni energetici”: impresa che non è estranea al “profitto economico delle multinazionali interessate alla conquista di nuovi mercati”.

Se i discorsi tra amici di osteria non valgono niente, vale il giudizio di Claudio Del Medico Fasano, presidente nazionale della Federazione ambiente e società, contrario a “un simile devastante impianto”. “È gravissimo”, ha affermato, “che la Regione Friuli-Venezia Giulia non abbia minimamente ostacolato il progetto, che prevede la realizzazione a 6 miglia dalla costa di un terminal off-shore in grado di trasformare quasi 10 mila miliardi di metri cubi di gas ogni anno, cui giungeranno centinaia di navi lunghe dai 200 ai 300 metri ed una larghezza di 100 metri. Un tale traffico di navi in mare provocherà disagi, rischi ambientali e limitazioni, se non chiusure totali, alle attività di pesca professionale ed al diporto turistico”.

Attendiamo pronte smentite da piazza Unità. Intanto gli enti locali (interpellati dalla Regione, rispettosamente rispettosa delle procedure di Agenda 21), che non invieranno il richiesto parere di compatibilità ambientale, saranno considerati consenzienti. Buona la normativa.

Il presidente ha sentito anche la Slovenia, fornendo all’ambasciatore le sue informazioni personali e confermando il “valore strategico” degli impianti. L’ambasciatore ha riferito al ministro degli esteri, dal quale si è saputo quanto segue.

“Si vede chiaramente la pericolosità degli impianti non solamente per l’ambiente ed il delicato ecosistema dell’Alto Adriatico, ma anche per tutte le attività che si svolgono in quest’area transfrontaliera, dal turismo alla pesca alla navigazione”. A Lubiana si è fatta avanti anche una delegazione slovena. “Nell’occasione è stato consegnato l’elenco contenente 10 mila firme di cittadini raccolte in tutta la Slovenia, contrari alla costruzione del terminal che potrebbe causare delle catastrofi ecologiche con danni irrecuperabili per l’intero habitat”.

Imperterrito, il solito assessore ha avvertito Comuni, enti e associazioni, la cui bocciatura del progetto gassificatore era stata netta, con queste parole da ultimatum: “Se qualcuno vuole proporre la politica della fame e del freddo faccia pure, il governo della regione starà dall’altra parte”; “i rigassificatori sono utili al Paese”. In realtà c’è attualmente una corsa da parte delle imprese, ma non per beneficenza, a nuovi rigassificatori, previsti in Toscana, Calabria e Sicilia (la Puglia ha rinunciato).

Ci fermiamo qui. Si tratta di grossi problemi, che riguardano (salvo il quarto) esclusivamente il Friuli. E perché non dovrebbe decidere il Friuli?

E’ su questi argomenti concreti, generati da tentate imposizioni dall’alto, che il Comitato per l’autonomia e lo sviluppo del Friuli potrà proporre degli incontri specifici con la base popolare, per dare voce a una maggioranza silenziosa ma non troppo. E speriamo che i partiti nazionali, oggi col fiato grosso, non s’impadroniscano delle nostre idee per poi soffocarle: non sarebbe la prima volta.

Ma cos’è questa mania di grandezza, cos’è quest’ansia per le grandi opere? Hanno mai letto alle prime medie, i nostri professionisti della politica, Rana rupta et bos di Fedro? Hanno letto almeno la copertina del recente Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo, o meglio alla mania dello “sviluppismo”? Certo hanno altro da fare. E il friulano se lo bevono (non solo il vino).

Dr. Gianfranco D’Aronco

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